Il sequestro di un telefono non consente un’esplorazione indiscriminata della vita privata dell’indagato. Lo ribadisce la Cassazione, con la sentenza della Sesta Sezione n. 36827, depositata il 20 ottobre 2026.
La Corte ha esaminato un sequestro disposto nell’ambito di indagini per corruzione e turbativa d’asta, esteso anche alle conversazioni con familiari e conviventi estranei alle procedure investigate.
La semplice possibilità di rinvenire confidenze utili alle indagini non giustifica l’accesso generalizzato a quelle comunicazioni. Occorre motivarne la necessità e spiegare perché non sia possibile circoscrivere la ricerca. La successiva selezione dei soli messaggi pertinenti non rende legittimo, a posteriori, un accesso indiscriminato.
La Cassazione ha quindi annullato il sequestro limitatamente ai colloqui con familiari e conviventi non coinvolti nelle procedure, disponendo la restituzione dei dati senza conservarne copia.
Non si tratta di un divieto assoluto di acquisire conversazioni familiari, ma dell’esigenza di rispettare proporzionalità e pertinenza della ricerca investigativa, tutelando la segretezza della corrispondenza.
Fonte: Cassazione penale, sez. VI, n. 36827/2026 — testo integrale pubblicato da Mister Lex.